I campioni parlano

Bobby Fischer

 

Anderssen dopo la sconfitta contro Steinitz:

Lungi da essere una tigre che vi salta al collo, Steinitz può essere confrontato ad uno scippatore che vi fa sparire un pedone e lo conserva.

Steinitz sul gioco di posizione:

Sono giunto alla conclusione che il gioco combinativo, benchè talora permetta di conseguire risultati positivi, non sorprende più nessuno. Queste partite si vincono solo grazie agli errori altrui, e molti sacrifici brillanti si dimostrano ad una profonda analisi scorretti. Mentre una difesa solida permette un risparmio di forze, l'attacco può riuscire solo quando la posizione avversaria si è indebolita. Io tendo a ricercare metodi semplici e sicuri per indebolire la posizione nemica.

Serafino Dubois :

Sul polacco di Parigi Budzinsky: maneggiava benissimo i pedoni, come fanno generalmente i francesi, sempre fermi al principio di Philidor, che "i pedoni sono l'anima del gioco".

Sullo scrittore Alfred De Musset: io giuocai con lui molte volte. Era doloroso vedere una così bella e rara intelligenza con sempre accanto la sua bottiglia di assenzio, cadere di tanto in tanto sotto il tavolo ubriacato da quel terribile liquore.

Una dama scacchista: sul lago di Lucerna m'imbattei in una signora inglese che veniva dalle Indie, la quale visto cavare il mio scacchierino da viaggio e mettere in ordine i pezzi, cominciò ad avvicinarsi, e in breve, invitata da me, dopo aver preso licenza da un bell'uomo che doveva essere suo marito, accettò volentieri la battaglia; sennonchè il tragitto essendo brevissimo la partita non fu potuta finire. S'erano fatte una ventina di mosse per parte o giù di lì, e l'amazzone si teneva tuttora benissimo in sella. Chi sa se alla lunga non avesse rovesciato a terra il vecchio guerriero, cosa che non seppero fare i più grandi cavalieri francesi e stranieri di Parigi.

Lasker sulla difesa elastica:

La difesa raggiunge il suo obiettivo consolidando la sua posizione e preparandosi vie di fuga....Abbarbicato in una posizione solida il buon difensore aspetta finchè l'attaccante non lo sloggerà, dopo di che occuperà un'altra posizione.....Una palla di cannone distrugge l'armatura più solida, ma la sua tremenda forza non ha alcun effetto se si tratta di colpire mucchi di sabbia in grado di assorbire il colpo. Insomma, la sabbia cedevole offre una miglior difesa dell'acciaio duro e resistente ma privo di flessibilità.

Un suggerimento di Capablanca:

Vorrei spendere due parole a proposito della condotta ideale da tenere in partita, la quale consiste nel rapido sviluppo dei pezzi per prendere possesso delle case strategicamente importanti....E' importante che conserviate il vostro sangue freddo in difesa e che vi manteniate sicuri e decisi in attacco, senza lasciarvi trasportare da facili entusiasmi di fronte alla possibilità di guadagnare materiale.

Richard Reti sul controllo del centro:

Nel sistema difensivo si tende ad attaccare le case deboli dell'avversario al fine di stabilire in esse i propri avamposti, mentre si lascia all'avversario il controllo delle case forti. Per conseguire un vantaggio in apertura, bisognerà tenere sotto pressione, anzichè le case deboli dell'avversario, le case forti, che possono diventare veri baluardi. Dopo 1.Cf3, d5, il bianco non dirige il suo attacco contro la casa debole e5, ma contro d5, continuando con 2.c4 e poi g3 e Ag2. Questo sistema si chiama appunto Reti.

Nimzowitsch sulla mobilità dei pedoni:

Il gioco di posizione non è, in ultima analisi, nient'altro che una lotta tra la mobilità di una massa di pedoni da una parte e la tendenza a limitarla dall'altra. In questa appassionante contesa l'importante concetto della profilassi (cioè impedire le mosse di liberazione di pedone) è uno dei mezzi per conseguire gli obiettivi prefissi.

Xavielly Tartakower:

L'apprezzamento giusto e obiettivo non solo delle risorse di una posizione di scacchi, ma anche delle proprie risorse e della propria forza, è ciò che c'è di più difficile (e raro) negli scacchi.

Max Euwe:

Sui pedoni: esistono tre compensi che controbilanciano le debolezze dei pedoni: a) un vantaggio al centro, b) il possesso della coppia degli alfieri, c) un vantaggio di sviluppo.

Sul match contro Aljechin: "Aljechin fece ricorso all'alcool solo nella seconda meta del match, prima della 18a, 21a e 30a partita, quando la situazione per lui era critica. Probabilmente avvenne anche in altre partite, ma io non me ne resi conto."

Sul match di rivincita concesso ad Aljechin: "Ad essere sincero, allora non avevo dubbi che avrei vinto la sfida".

Michail Botvinnik ci racconta le sue giornate tipo in un torneo:

Dopo colazione ero solito camminare un'ora, poi dedicavo una mezz'oretta a preparare la partita, quindi mi riposavo un pò. Ero solito pranzare alle 13,30 dopo di che mi stendevo sul letto per circa un'ora: è importante riposarsi prima della partita e non pensare ad altro. Quindi mi recavo a piedi fino alla sala da gioco, che si trovava fortunatamente solo a 25 minuti di orologio. In genere alle 22,30 la partita era già finita, per cui cenavo alle 23,00 ed a mezzanotte ero pronto per andare a letto. Sfortunatamente all'inizio avevo preso l'abitudine di andare a dormire molto tardi, intorno alle 3,00 del mattino, per analizzare la partita, e così poi non mi è più riuscito di riprendere un ritmo di sonno normale.

David Bronstein e i tre tipi di aperture:

1°gruppo- entrambi i lati seguono i principi classici, sviluppano i pezzi, occupano il centro con i pedoni. In queste varianti (Gambetto di donna, Francese, Spagnola,....) il vantaggio della prima mossa è molto importante, ed il nero deve giocare a lungo per eguagliare il gioco.

2°gruppo- un lato segue i principi classici, l'altro ne esce volontariamente, per ottenere un gioco attivo dei suoi pezzi, oppure attaccare il centro di pedoni nemico, o solo per creare delle complicazioni (Siciliana, Estindiana, Gruenfeld, Nimzoindiana,...).

3°gruppo- nelle quali il bianco usa la fase iniziale non per occupare, ma per controllare il centro, mantenendo una elevata flessibilità della posizione, pronto sia alle complicazioni che ad un gioco strategico (Siciliana chiusa, Reti, Inglese, Estindiana in contromossa).

Misha Tal sul proprio stile di gioco:

Credo fermamente che una delle condizioni essenziali al raggiungimento di un buon livello tecnico consista nel riuscire ad integrare le "informazioni" (principi strategici) con le proprie caratteristiche individuali. Non si può giocare basandosi esclusivamente sugli aspetti generali della posizione: occorre anche valutare l'aspetto concreto della lotta, che chiama in causa valori a volte non completamente tecnici.

Paul Benko: come aiutai Fischer a diventare campione del mondo:

Conobbi Fischer quando aveva 15 anni e diventammo subito amici, fui per lui quasi come un padre. Nel 1970, egli non giocò il campionato USA, che era la condizione indispensabile per poter partecipare all'Interzonale di Las Palmas. Io sapevo di non avere grosse chanches di raggiungere la finale contro Spasski, per cui decisi di cedergli il posto ad una condizione: egli avrebbe dovuto giocare tutta la trafila, senza mai ritirarsi. (Così fu, e Bobby divenne campione del mondo).

Bobby Fischer:

Su Morphy- Comunemente si crede che Morphy si troverebbe in difficoltà se giocasse oggi contro i nostri migliori scacchisti. Io non la penso così, credo anzi che sarebbe in grado di batterli tutti.

Su Steinitz- Steinitz sostenne e dimostrò che il Re aveva in se stesso la forza per difendersi, e che non era il caso di attaccarlo prima di avere in mano qualche consistente vantaggio posizionale.

Su Lasker- che qualcuno sia stato a lungo campione non significa necessariamente che sia stato anche un grande giocatore.

Su Aljechin- Non ho mai veramente capito il gioco di Aljechin, eppure, se avete visto una sua partita, le avete viste tutte.

Su Capablanca- Fu ritenuto da tutti il più grande giocatore di finali vivente, ma in realtà non conosceva il più semplice finale di Torre e pedone. Inoltre giocava in modo tutt'altro che naturale, era sempre sotto pressione e doveva sforzarsi più di qualsiasi altro giocatore.

Su Botvinnik- E' un esempio vivente di come sia possibile evitare ogni forma di superficialità.

Su Tal- Anche se ho perso 4 partite contro di lui, continuo a pensare che il suo gioco sia poco preciso e quindi in ultima analisi poco valido.

Anatoly Karpov:

Sul mondiale di Las Vegas 1999- Il sistema con cui è stato organizzato non era valido, e perciò mi sono rifiutato di difendere il titolo. Gli scacchi sono come una piramide. C'è il Re, ci sono i pretendenti al titolo, una trentina di giocatori che vogliono entrare tra i pretendenti, e così di seguito. Se proponete ad un centinaio di GM di partecipare alla corsa al titolo, essi naturalmente accettano. Ma per me questo significa svalutare il titolo. Non è mai successo nella storia dei campionati precedenti.

Garry Kasparov:

Su Fischer- Avevo nove anni quando Fischer è diventato campione del mondo. La sua influenza è stata enorme tanto su di me che sui giocatori della mia generazione. Ha fatto in due soli anni quello che Lasker ha realizzato in tempi ben più lunghi: stabilire un enorme fossato tra lui e i suoi pretendenti.

La preparazione di Vishy Anand:

Io studio 2 o 3 ore al giorno per verificare quello che gioco e le informazioni provenienti da altri tornei. Se mi preparo per un torneo o per un match, lavoro allora con due o tre analisti per 8-9 ore al giorno. Ma non posso tenere questo ritmo che per 2 o 3 mesi di fila. Normalmente inizio tre settimane prima del torneo. Quando preparo una variante di apertura, gioco una partita contro il mio allenatore a partire da quella posizione. Questo chiarifica molte cose, e vale più di 15 giorni d'analisi.

Alexander Khalifman:

Io sono campione del mondo, mi è difficile crederlo. Ma non pretendo di incarnare la perfezione, di essere il miglior giocatore del pianeta. ..io sono venuto a Las Vegas perchè la mia scuola di scacchi è chiusa per ferie (!!!), infatti i corsi riprenderanno ad Ottobre. Questo titolo non cambierà niente nella mia vita. Io ho un rispetto enorme per il gioco di Kasparov, ma il mio rispetto si ferma lì (nel 1992 Kasparov insultò pubblicamente Khalifman, e di Las Vegas, Garry ha detto nelle fasi finali che quello era un torneo per "turisti").

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