Fermo Zannoni

Solagna in Val di Brenta 10 agosto del 1862 - Rio de Janeiro 1 febbraio 1896


Iscritto a matematica presso l'università di Padova, all'epoca uno dei centri scacchistici italiani pi\ù importanti, vi conobbe i Maluta, padre e figlio, che lo avviarono agli scacchi. "Il suo amore per gli scacchi deve essere immenso" scriverà di lui Carlo Salvioli, "E' l'unico argomento sul quale sia loquace. Generalmente parla poco. Se non giuoca, passeggia meditabondo; se non passeggia, siede davanti una scacchiera sfogliando un giornale di scacchi o esaminando qualche partita. La perdita di una partita lo abbatte apparentemente quanto una sciagura, ma non crediamo si scoraggi per questo, e forse ciò dà a lui nuova carica per pronte rivincite". Era dotato di uno stile posizionale con il quale poneva problemi difficilmente risolvibili dai giocatori italiani suoi contemporanei, la cui levatura era tutt'altro che eccelsa. E' considerato a buon diritto il miglior giocatore italiano tra il 1880 e il 1890 e il più forte dello scorso secolo dopo Serafino Dubois: "Del resto, valente, giovanissimo", aveva allora poco più di vent'anni, "studioso e appassionato, è forse il solo giocatore italiano che possa aspirare con qualche fondamento di rappresentare fra qualche anno con onore l'Italia, all'estero". Nel 1881, a soli 18 anni, era già pari o superiore ai più smaliziati giocatori italiani tanto da giungere secondo nel torneo nazionale di Milano, quello in cui vennero per la prima volta accolte le regole internazionali, distanziato di solo mezzo punto dal Salvioli. Nel 1892 lasciò gli studi delle matematiche per iscriversi a medicina. In campo scacchistico si rifece due anni dopo vincendo, a Venezia, il 4° torneo nazionale, con 12 punti su 15 (+10 =4 -1), torneo in cui inflisse due punti di distacco al secondo classificato, Giancarlo Zon, e relegò il Salvioli al terzo posto dopo averlo sconfitto nello scontro diretto per 1,5 a 0,5. "Freddo" scriverà ancora Salvioli nel libro del torneo. "Impassibile, tenace, prudente, avveduto, profondo analizzatore, non arrischia mai, si trincera nel fondo della scacchiera e aspetta. Non è teorico, tratta poche e determinate aperture, ma le tratta eccellentemente. Noi non conosciamo in Italia giocatore più forte di lui nel trattare il gioco chiuso, né alcuno che gli possa stare al pari per resistere lunghissime ore davanti alla scacchiera". Nel 1886 partecipò al 5° torneo nazionale (Roma 1886) e lo vinse precedendo di mezzo punto Cantoni e di uno intero Forlico. Dal 1884 al 1887 redasse la rubrica di scacchi su "La sfinge di Antenore", una rivista di enigmistica pubblicata a Villafranca Padovana. Collaborò inoltre alla Nuova Rivista degli Scacchi. Laureatosi in medicina fu distaccato a Venezia come medico di seconda classe della Regia Marina. Promosso in prima classe fu assegnato prima alla Maddalena e poi a Venezia. Si imbarcò in un viaggio di istruzione sull'incrociatore "Lombardia" e morì il 1 febbraio 1896 a Rio de Janeiro in una epidemia di febbre gialla mentre la nave si trovava in quarantena all'Isola Grande dove era un lazzaretto.



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