Gioacchino Greco

 

Giocatore del XVII secolo, detto "il Calabrese", considerato il miglior giocatore del suo tempo. Nato da genitori popolani, come testimoniano i suoi manoscritti in pessimo italiano, nel primo ventennio del 1600 viveva in Roma dove, protetto da alti prelati, quali il cardinale Savelli, monsignor Corsino della casa Minutoli Tegrini, monsignor Francesco Buoncompagni, campava con i proventi del gioco. A questi protettori nel 1620 dedicò copie del manoscritto "Trattato del nobilissimo gioco de scacchi". Nel 1621 si recò a Nancy, alla corte del Duca Enrico di Lorena, cui dedicò una copia del suo trattato, splendidamente miniata. Il trattato fu tradotto in francese da Guillaume Polydore Ancel, ora in possesso della biblioteca di Dresda. Da Nancy, non oltre il 1624, si recò a Parigi dove si batté con Arnauld de Courbeville, maestro di campo e generale dei carabinieri del re, Enrico di Savoia, Duca di Nemours, il sig. Jean de Chaumont, membro del consiglio privato del re, de la Salle, capitano delle guardie di Richelieu, vincendo loro molto denaro. Lasciò Parigi per recarsi in Inghilterra ma, durante il viaggio, venne derubato di 5.000 scudi. A Londra recuperò un po' di denaro sconfiggendo Nicholas Mount Stefhen e Sir Francis Godolphin, cui dedicò altre copie del suo trattato. Nel periodo 1624-25 fu di nuovo a Parigi dove cercò di ingraziarsi qualche influente personaggio con la compilazione di altre copie del suo trattato. Dalla Francia si trasferì probabilmente in Spagna dove giocò alla corte di Filippo IV con don Mariano Morano e si pose al servizio di un gentiluomo spagnolo e lo seguì nelle Indie Occidentali, dove morì intorno al 1630. Lasciò tutti i suoi beni ai gesuiti. Il suo trattato fu stampato per la prima volta nel 1656 in lingua inglese da F. Beale e nel 1669 fu tradotto e stampato in francese, in una fortunata edizione che conobbe numerose ristampe.


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