Serafino Dubois

 

 

Roma 10 ottobre 1817 - 15 gennaio 1899

E' considerato il più forte giocatore italiano dell'Ottocento. Cominciò a giocare a 14 anni con l'abate Palazzi e intorno al 1837 prese a frequentare i caffé romani dove si giocava a scacchi. Nel 1840 giocò le prime partite di impegno con Tosi, Wywill, Knight e Booke Greville col quale giocò alternativamente con le regole italiane e quelle internazionali. In mancanza di un lavoro, che doveva divenire il cruccio della sua vita, sfruttò le sue conoscenze scacchistiche per vivere. Nel 1845 pubblicò a Roma l'opuscolo "Les principales ouvertures du jeu des échecs" che in seguito ampliò fino a farne un'opera in tre volumi (il terzo incompleto) "Le principali aperture del gioco degli scacchi secondo i due diversi sistemi, italiano e francese" uscita a dispense a Roma tra il 168 e il 1873. Nel 1846 sconfisse a Roma Wywill, che cinque anni dopo sarebbe arrivato seco ndo nel torneo di Londra, per +55 - 26 ma risultò sconfitto dandogli di vantaggio pedone e tratto (+30 -39). Nel 1847 diede inizio sulla rivista "L'Album. Giornale letterario e di belle arti" alla prima rubrica di scacchi italiana. In seguito (1873-1875) avrebbe curato la rubrica di scacchi anche della "Nuova Illustrazione Italiana". Sperò inutilmente di trovare mecenati che lo finanziassero per partecipare al torneo di Londra del 1851. Andò meglio nel 1855 quando lord Vernon e altri finanziarono un suo viaggio a Parigi. In Francia sconfisse De Rivière (+21 -3 =8), Seguin (+4 =2), Budzinsky (+12 -5 =3) e Lecrivain contro cui rimase superiore nella misura di 4 a 1. Di ritorno da Parigi fece tappa a Torino dove sconfisse Kowsky (+11 =1 -1). Nel 1859 fondò a Roma "La Rivista degli scacchi", la prima in Italia, ma l'esperienzadurò fino lla fine dell'anno. Nel 1862 partecipò al torneo di Londra e, nonostante un malanno che lo costrinse a dare forfait nella partita con Macdonnell, si classificò quinto davanti a Steinitz, Barnes, Lowenthal, Blackburne e altri cinque maestri. In margine al torneo si batté con Steinitz, futuro campione del mondo, uscendone onorevolmente sconfitto di misura (+3 =1 -5). Sconfisse Green dandogli di vantaggio pedone e tratto una prima volta per 5 a 0, una seconda per +5 =1 -0. Nel 1863, su invito di Dufresne che gli assicurò un''occupazione come insegnante di italiano, si recò in Olanda ma una bronchite cronica lo costrinse, nel 1865 a rientrare in Italia. Dopo un sogggiorno a Modena, ospite del conte Salimbeni, poi a Firenze, rientrò a Roma nel 1868. Per la rivista inglese Era scrisse un lungo articolo, poi riprodotto sula "Nouvelle Régence" sugli scacchi in Italia e sull'olandese "Sissa". Per "Sissa" scrisse anche "Scorrerie nel campo delle aperture" mentre per la "Stratégie" "Osservazioni sui gambitti del Carrera". Fu uno dei collaboratori della "Nuova Rivista degli scacchi"; qui in una serie di articoli apparsi tra il 1876 e il 1885 illustrò un libro che si riteneva perduto: "La Risposta di Valentino vespajo in difesa di Don Pietro Carrera contro Alessandro Salvio" Nel 1874 pubblicò l'opuscolo "L'arroccamento italiano e l'arroccamento francese ed europeo" in cui sostenne la regola italiana, ma in seguito riconobbe l'inopportunità di questo suo scritto. Curò il libro "Il primo torneo nazionale dei giuocattori di scacchi" (Roma 1875).




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