Pietro Carrera

 

Militello 12 luglio 1573 - Messina 18 settembre 1647

Pietro Carrera fu avviato alla carriera ecclesiastica e durante gli anni sacerdotali ebbe modo di visitare molte città siciliane e di misurarsi con parecchi scacchisti. Nel 1597 conobbe a Palermo Paolo Boi. Divenuto sacerdote fu nominato cappellano di Santa Croce della Stella in Militello. Giocò alla corte di Francesco Branciforte, Principe di Pietraperzia e Marchese di Militello, risultando superiore al "Beneventano" (Salvatore Albino) e a Gerolamo Cascio che aveva sconfitto il Polerio, ormai vecchio. Sono di questo periodo la "Pessopedia" e "Il Gioco de gli Scacchi di don Pietro Carrera diviso in otto libri" ("Ne' quali s'insegnano i precetti, le uscite, e i tratti posticci del gioco, e si discorre della vera origine di esso. Con due discorsi, l'uno del Padre D. Gio. Battista Cherubino, l'altro del Dottor Mario Tortelli. Opera non meno utile a' professori del. Alla morte del Branciforte si trasferì prima a Messina, poi a Canicattì e in seguito a Catania, dove pubblicò varie opere di storia locale. Nel 1635, a Catania sotto lo pseudonimo di Valentino Vespajo, pubblicò la sua "Risposta all'"Apologia" (1634) di Alessandro Salvio, risposta in cui ribatte colpo su colpo alle accuse mossegli dal Salvio, rincarando pure la dose. "Il borioso scrittore nelle sue carte si pavoneggia per giocare alla cieca; ma non merita quella lode che s'immagina e pretende". A dimostrazione che il Salvio gli era inferiore, pur ricusando un invito a una sfida diretta paragona i risultati ottenuti contro comuni avversari. I libri a contenuto scacchistico del Carrera sono rarità bibliografiche e di quest'ultimo libretto se ne conoscono solo una decina di copie. Carrera giustificava l'eccessivo tempo dedicato al gioco col guadagno fatto nel non essersi dedicato "ai dadi, alle pratiche delle meretrici, e almeno per aver fuggito l'ozio, ch'è la fonte de' peccati. Lo star con gli occhi bassi su lo scachiere non solo non dà fatica ed affanno, ma cagiona sommo diletto, il che se appar faticoso ad alcuno, e perciò essi biasimano il giuoco, come quello che travaglia l'intelletto, di lungo errano, imperoché il sollazzo e 'l cibo della nostra mente è lo speculare; ne faran fede coloro, i quali essendo sviscerati amatori degli studi delle lettere, per lo spazio di molte ore non rimuovono gli occhi dai libri."


Torna a I migliori italiani di sempre

Torna alla Home Page

La grande storia degli scacchi
Chess History
Schach Geschichte
Histoire des Echecs