Paolo Boi

 

Siracusa 1528 - Napoli 1596

Paolo Boi (o Bove) detto il Siracusano nacque a Siracusa nel 1528 da una nobile e ricca famiglia siciliana. Di spirito vivacissimo fu avviato agli studi classici con molto profitto. Conobbe presto gli scacchi e il gioco l'appassionò al punto da distoglierlo dagli studi. Presto ebbe modo di misurarsi con i migliori giocatori siciliani risultando superiore a tutti. Carrera dice che "giocava a mente tre partite discorrendo di varie cose coi presenti". Insofferente della quiete viaggiò molto sia in Italia che all'estero senza mai avere "stabile dimora viaggiando a capriccio ora per compiacere i principi" (Carrera), tanto che a Siracusa più volte fu dato per morto poiché non era solito dare avviso dei suoi spostamenti. Fu caro a molti principi italiani e specialmente al Duca d'Urbino che lo trattenne presso di sé per qualche anno con un salario di trecento scudi e al Pontefice Pio V che gli avrebbe concesso un grosso beneficio se si fosse fatto chierico ma "ei per vivere a' gusti de' suoi humori non volle ubbligarsi a questo". Sembra che anche Caterina dei Medici l'abbia colmato di favori anche se Paolo non ebbe l'occasione di giocare con lei. Dimorò a e a Venezia dove si racconta che, perduta una partita con un giocatore sconosciuto - ma secondo il Salvio il fatto accadde a Milano -, abbia creduto d'aver a che fare col diavolo in persona e il giorno dopo si prese la rivincita con le tasche piene di talismani. A Napoli fu ospite di don Fabrizio Gesualdo, Principe di Gesualdo, e qui giocò con Leonardo da Cutro senza che nessuno dei due prevalesse. Nel 1575, accompagnato da un "creato" partì alla volta di Madrid, dove già Leonardo si trovava per sfidare i giocatori spagnoli. A Madrid come già Leonardo si dimostrò superiore ai giocatori spagnoli. L'unico scorscio di partita del Siracusano giunto fino a noi risale a questo periodo. È ricavato dal MS Italien 955 della biblioteca di Parigi; fu pubblicato da Van der Linde e ripubblicato nella "Oxford Encyclopedia of Chess Games, vol. I, 1485-1866, sub 1575, Oxford 1981. Polerio scrive: "uscita che usava Scovara gran giocatore di Spagna contra il Siracusano". In altro manoscritto troviamo: "Gioco che giocava il Siracusano con un creato dell'Arcivescovo di Siviglia, primo giocator di Spagna": 1.e4 e5 2.Ac4 Ac5 3.Cf3 Cc6 4.c3 De7 5.d4 cxd4 6.cxd4 Dxe4+ 7.Ae3 Ab4+ 8.Cc3 d5 9.Ad3 De7 10.h3 Cf6 11.Rg1 (salto del Re) Tf8 12.g4 Rg8 (salto del Re) 13.Th2 seguita da 14.Tg2. "E così trovandosi il gioco in questa postura, o simile seconda alcuna volta si variava qualche tratto, per il più vinceva il Spagnuolo, ancor che tenesse una p. di meno, e veramente ogni giocatore ne restava meravigliato di un gioco così rotto dalla parte del Re con una p. meno". In Portogallo, dove sconfisse il Moro alla presenza di Re Sebastiano. Di nuovo a Madrid, si sfidò ancora con Leonardo ma ne uscì sconfitto e "il causò tale cordoglio, che 'l giorno seguente senza dir nulla a niuno si partì per disperato alla volta d'Italia" (Salvio). Secondo il Carrera anche Paolo Boi giocò alla corte di Re Sebastiano e in Portogallo in un solo giorno guadagnò 8.000 scudi. Filippo II gli elargì alcune entrate sopra certi uffici delle città di Siracusa, di Castrogiovanni e di Piazza che gli resero 300 scudi l'anno. S'imbarcò a Barcellona su una tartana per tornare in patria ma nel golfo di Lione fu catturato e fatto schiavo dai corsari d'Algeri. Condotto ad Algeri fu comprato da un Turco che lo usava, insieme ad un altro schiavo, per le pulizie di casa dove, per fortuna del Siracusano, si giocava a scacchi. Boi disse al padrone che se gli prometteva la libertà gli avrebbe fatto vincere molti denari. Sembra che in poco tempo Paolo sia riuscito a far vincere al Turco molte migliaia di scudi e costui, quale ricompensa, con la libertà gli abbia donato anche 2.000 zecchini. Finalmente fece ritorno a Siracusa ma il suo spirito avventuroso lo costrinse a ripartire per Napoli dove ebbe nuovamente l'oppurtunità di giocare con Leonardo davanti al Duca d'Ossuna, allora Viceré di Napoli (Viceré di Napoli dal 1582 al 1599, è ricordato per le opere pubbliche e per aver governato con saggezza) e restarono di pari stima. Sia il Carrera che il Salvio conobbero Paolo Boi di persona. Carrera cita molti giocatori cui il Siracusano dava di vantaggio un pedone e il tratto (Giovanni Filippo d'Augusta Siciliano, Giovanni Domenico Scalmati Messinese, Don Blasco Isfar Barone di Siculiana, ecc.) e ricorda d'averlo incontrato nel 1597 a Palermo "tutto imbianchito, ma di gagliarda complessione, e di più gagliardo cervello, perciò che vestiva da giovane molto attillatamente e haveva capricci da giovane. "Non soffrì, che nessun pittori il ritraesse, & alcuni ritratti di lui, che hoggidì vi sono, fur fatti alla sfuggita senza ch'egli il sapesse. "Egli fu di statura più che comune, ma proporzionato, di bella faccia e vivace. Fu fecondo nel ragionare, allegro & amabile. Lasciò alcuni scritti del gioco degli Scacchi i quali nò veduti." A Napoli, ormai settantenne, incontrò il Salvio che racconta: "Giucando meco del pari, succedé un bellissimo giuoco, che invitandomi, egli vedendo, che a cinque tratti io perdeva la Donna; io rivedendo, che per perdere la Donna a due tratti dopo l'inferrava la sua con un Rocco, e che vincitor diveniva, il rimirava; del che accortosi il buon Paolo disse, i giovani possono più de' vecchi, già voi siete in fiore, ed avanzate, ed io vecchio di 70 anni, questo vi basti, ed io resterò con l'onor mio." Solo tre giorni dopo questo incontro Paolo Boi morì, avvelenato per i quattrini e seppellito a San Luigi presso il Palazzo Reale, secondo il Salvio; per dolor di stomaco causato dalle fatiche della caccia e sepolto nella chiesa di San Francesco da Paola in Napoli, stando al Carrera. Entrambi concordano, però, nel ricordare le esequie sontuosissime con l'intervento di principi e cavalieri napoletani. Carrera calcolò l'ammontare delle vincite di Boi con gli scacchi in 30.000 scudi.

 

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